Jam da Silva - Dia de santo
Junio Barreto - Santana
Tiao Duà - Haarlem station
Rodrigo Campos - Jardim Japao
Nelson Cavaquinho / Guilherme Brito - Sempre Mangueira / Minha festa
Dona Onete - Boi guitarreiro
Thiago França - Nunca
Cartola - Alvorada
Baiana System - Sistema fobica (ubaranamaralina) ao vivo
Per aprire niente di meglio che l'amara ironia di Nelson Cavaquinho nelle corde di Bruno Morais, un coco da ballare per il Grupo Matingueiro, il ritorno di Karina che invita a non amarla tanto, e la descrizione del ballo sulla gamba di legno di Mariana Aydar. Rispolverando la verve di Ceu coi pernambucani che omaggia Jorge Ben, e poi le uscite pernambucane: Mundo Livre S.A. e il nuovo lavoro di Lenine. Poi la sanfona di Sivuca, le proiezioni private di Domenico Lancellotti e isurdos dell'alagoano Wado. download/ascolto
L'omaggio è per Nelson Cavaquinho, nel centenario della nascita, ma senza dimenticare il carnevale appena terminato e ...alguma noticia boa! Così si apre con la Velha guarda da Portela, minha vontade, prima di introdurre l'inarrivabile Nelson e le sue foglie secche. Passiamo nel Cearà, la Prefettura di Fortaleza produce un omaggio a Evaldo Gouveia, noi scegliamo Katia Freitas cantando Alguem me disse... Di nuovo Nelson Cavaquinho, nella voce di Paulinho da Viola, a seguire Toni Bizarro che sembra Tim Maia, Paulinho Moska che ci ricorda che la spina non fa male al fiore (ohi Nelson!), Lenine e a Parede di Pedro Luis ci parlano di un incrocio che presenta 4 orizzonti. Doppia da Nelson, nelle voci di Marisa Monte e di Bruno Morais, planata sul carnevale del "bloco anárquico armorial" Siri na lata, Lula Queiroga evoca fiati in brace. La chiusura è per Seu Jorge con gli Almaz e il giudizio finale straniante di Nelson Cavaquinho, e per Mussum e il coro infantile di Terra de Jò. Buon ascolto! baixar/download/ouvir/ascolto
Articolo scritto per il Folha de Sao Paulo in occasione del centenario di Nelson Cavaquinho da Romulo Froes
Nelson Cavaquinho era un re. Un re vagabondo che vagava per posti decadenti, in una Rio de Janeiro di spalle al mare, con le sue strade strette e i bar zeppi di vagabondi, con i quali divideva oltre alle bevute, la sua musica e la solitudine. Un camminante ubriaco che si poteva scambiare facilmente per un mendicante, non fosse che tutto nella sua figura “cabocla”* dai capelli bianchi indicasse integrità, nobiltà e distinzione.
Tutta la forza della musica di Nelson Cavaquinho nasce da questa contraddizione. Dalla possibilità che ci sia bellezza in questa combinazione all’inizio, così strana e sgradevole. La sua chitarra pizzicata, che sembra suonata con una pinza, la sua voce raschiante e il respiro corto, che determina l’intervallo melodico dividendo i versi in luoghi insperati. Tutto è in procinto di rompersi. Molte delle sue canzoni non si risolvono, o meglio, si risolverebbero se volesse, nella prima parte, sempre più nitida. Quando raggiungono la seconda parte , sembrano dimenticare da dove sono partite. Prendono una strada sorprendente, che mantiene la melodia in sospensione, obbligandola a ritornare alla prima parte, facendo girare la canzone in circolo. Perdiamo i riferimenti. Come se Nelson fosse svegliato dal suo pisolino, per riprendere la sua pattuglia disorientata dalle strade. Senza sapere da dove e perché è venuto, né dove stia andando.
Questa falsa incapacità tecnica, unita a una profonda amatorialità, colloca Nelson in una posizione unica nella musica popular brasileira. Ma potremmo, se volessimo, persino con la sua enorme specificità, identificarlo con l’aspetto meno luminoso del samba. Dei samba dalla cadenza lenta, tristi. Caratteristiche presenti nella sua musica che lo fanno affiancare ad altri compositori. Più chiaramente ad altri due grandi artisti debitori della sua poetica : Batatinha, compositore che si può considerare il suo doppio baiano, e Cartola, uno dei suoi grandi collaboratori. Ma anche in relazione ad essi, Nelson resta originale. Batatinha e Cartola, ciascuno a suo modo, cercano di dribblare la tristezza. Batatinha col suo approccio diretto ai sentimenti, trattandoli per nome, negoziando un’uscita e Cartola, protetto dalla sua enorme saggezza e esperienza, rifugiandosi nella bellezza possibile della sua vita dura. Diverso dai due, Nelson accetta la sconfitta. Non teme la sofferenza, né pensa di renderla sopportabile. Affronta la tragedia come naturale.
Nel suo testo su Nelson, Nuno Ramos** dice “che lui è il nostro contatto immediato con ciò che profondamente non è andato bene in noi”. Da questo incontro senza speranza, ansietà o promessa di redenzione, forgiò la sua ineguagliabile musica. Così bella e perturbante come mai, prima o dopo, si è vista.
**Nuno Ramos (Sao Paulo – SP 1960) è un artista plastico, video maker, compositore e scrittore dell’avanguardia paulista.
Ringraziamo Romulo Froes per averci autorizzato a tardurre e pubblicare il suo articolo. L'originale lo potete trovare a questo indirizzo http://spmarginal.blogspot.com/