Articolo scritto per il Folha de Sao Paulo in occasione del centenario di Nelson Cavaquinho da Romulo Froes
Nelson Cavaquinho era un re. Un re vagabondo che vagava per posti decadenti, in una Rio de Janeiro di spalle al mare, con le sue strade strette e i bar zeppi di vagabondi, con i quali divideva oltre alle bevute, la sua musica e la solitudine. Un camminante ubriaco che si poteva scambiare facilmente per un mendicante, non fosse che tutto nella sua figura “cabocla”* dai capelli bianchi indicasse integrità, nobiltà e distinzione.
Tutta la forza della musica di Nelson Cavaquinho nasce da questa contraddizione. Dalla possibilità che ci sia bellezza in questa combinazione all’inizio, così strana e sgradevole. La sua chitarra pizzicata, che sembra suonata con una pinza, la sua voce raschiante e il respiro corto, che determina l’intervallo melodico dividendo i versi in luoghi insperati. Tutto è in procinto di rompersi. Molte delle sue canzoni non si risolvono, o meglio, si risolverebbero se volesse, nella prima parte, sempre più nitida. Quando raggiungono la seconda parte , sembrano dimenticare da dove sono partite. Prendono una strada sorprendente, che mantiene la melodia in sospensione, obbligandola a ritornare alla prima parte, facendo girare la canzone in circolo. Perdiamo i riferimenti. Come se Nelson fosse svegliato dal suo pisolino, per riprendere la sua pattuglia disorientata dalle strade. Senza sapere da dove e perché è venuto, né dove stia andando.
Questa falsa incapacità tecnica, unita a una profonda amatorialità, colloca Nelson in una posizione unica nella musica popular brasileira. Ma potremmo, se volessimo, persino con la sua enorme specificità, identificarlo con l’aspetto meno luminoso del samba. Dei samba dalla cadenza lenta, tristi. Caratteristiche presenti nella sua musica che lo fanno affiancare ad altri compositori. Più chiaramente ad altri due grandi artisti debitori della sua poetica : Batatinha, compositore che si può considerare il suo doppio baiano, e Cartola, uno dei suoi grandi collaboratori. Ma anche in relazione ad essi, Nelson resta originale. Batatinha e Cartola, ciascuno a suo modo, cercano di dribblare la tristezza. Batatinha col suo approccio diretto ai sentimenti, trattandoli per nome, negoziando un’uscita e Cartola, protetto dalla sua enorme saggezza e esperienza, rifugiandosi nella bellezza possibile della sua vita dura. Diverso dai due, Nelson accetta la sconfitta. Non teme la sofferenza, né pensa di renderla sopportabile. Affronta la tragedia come naturale.
Nel suo testo su Nelson, Nuno Ramos** dice “che lui è il nostro contatto immediato con ciò che profondamente non è andato bene in noi”. Da questo incontro senza speranza, ansietà o promessa di redenzione, forgiò la sua ineguagliabile musica. Così bella e perturbante come mai, prima o dopo, si è vista.
*caboclo letteralmente e originariamente è il meticcio nato dall’unione degli indios con i bianchi, ma di questo termine sono in uso differenti accezioni. Cfr. http://www.click.vi.it/sistemieculture/Brazzabeni.html
**Nuno Ramos (Sao Paulo – SP 1960) è un artista plastico, video maker, compositore e scrittore dell’avanguardia paulista.
Ringraziamo Romulo Froes per averci autorizzato a tardurre e pubblicare il suo articolo. L'originale lo potete trovare a questo indirizzo http://spmarginal.blogspot.com/

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