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giovedì 21 aprile 2016

Un Brasile senza nostalgie Storie. Lucas Santtana, tra le firme e le voci più importanti della nuova scena baiana parla della sua musica


È tornato in Italia Lucas Santtana, dopo una apparizione a Milano e Firenze lo scorso novembre, per due date – una romana il 15 luglio e una recente, il 4 agosto, al Dromos festival di Oristano. Ad attirare l’attenzione europea e guadagnargli un contratto discografico inglese l’album del 2009, Sem nostalgia, voce e chitarra che fanno una banda, e parecchi musicisti a usare lo strumento unico in forme molteplici. Una carriera che inizia a 23 anni partecipando all’incisione di Tropicalia 2 di Caetano Veloso e Gilberto Gil, ma che subito si dirige verso territori più inusuali, esplorando stili e affinando le armi, il tiro, il gusto, la traiettoria. Legato a Bahia, prende parte ai lavori dei Baiana System, che insieme al suono della chitarra baiana, l’elettrica a 4 o 5 corde usata nei ruggenti Carnevale degli anni 60 e 70, vogliono riprendersi strade e cuore di Salvador, la Roma negra. Figura centrale e interprete versatile del suono che veloce si trasforma e attraversa il nuovo Brasile, sarà in trio con Bruno Buarque e Caetano Malta, samplers, mpc, percussioni, basso, chitarre.

«O Deus que devasta mas tambem» cura (Il dio che devasta ma anche cura) è il titolo del tuo disco e dello show che porti in Europa. Chi è questo dio?
Il titolo nasce da uno scambio di tweet, mi scrissero «il dio devasta» e io risposi «ma cura anche». È una metafora degli dei della natura, come il tuono, la tormenta, che si manifestano come dominatori che nulla riesce a fermare, insieme a quelli che abitano a volte il nostro corpo come l’amore, l’odio, la rabbia, il dolore, la sofferenza.

Sei al quinto disco, hai cambiato moltissimo, spaziando fra stili molto differenti, dal funky all’mpb, all’elettronica, al dub: cosa resta e cosa cambia oggi nella tua musica?
Nel mio lavoro ho sempre cercato l’autorialità, un suono personale. Così nel primo disco ho trovato alcune cose, nel secondo ho scoperto che non ne conoscevo molte altre, e in questo tipo di lavoro il tempo è un grande alleato, perché tu continui accumulando esperienze, continui a imparare e a ricercare, non sapendo mai quello che sarà. Trovare nel quinto disco i lavori passati insieme a cose nuove è naturale, c’è l’apprendistato che ho fatto con me stesso, nella mia ricerca, insieme al gusto di avventurarmi in luoghi sconosciuti. I dischi ogni volta sono diversi, ma portano un precedente che forma uno stile, una firma, un marchio. Credo che in tutti si ritrovi la mia maniera di pensare musica, per “strati “ di suono, per muri di suono. Compongo canzoni normali, con melodia, ritmo, armonia, ma il mio grande piacere, quando registro, è costruire architetture sonore intorno alla musica, un elemento che rimane sempre.

Collabori con moltissimi musicisti, Céu, Curumin, la canzone «O deus que devasta mas tambem cura» l’avevi già incisa nel disco di Amabis («Memorias luso-africanas»): qual è l’importanza della collaborazione fra musicisti?
È molto importante, credo sia la caratteristica di questa mia generazione, tutti partecipano ai dischi di tutti, c’è una collaborazione enorme. Nessuno conosce tutto, e quando collabori al disco di una persona che ammiri, di un amico, porti un po’ della tua maniera di pensare la musica in quel lavoro e vedi se funziona. Quando ho chiamato Céu per il mio album lei è venuta a cantare portando tutta una trama di sue esperienze, il suo stile, che arricchisce il mio lavoro.

Qualche anno fa Chico Cesar disse che i tropicalisti non hanno portato alcun vantaggio alla generazione di musicisti che sono venuti dopo, perché hanno gettato una sorta di ombra sul lavoro di questi: agli occhi degli europei e degli americani sembrava non esistesse altro. Qual è la tua relazione con i «padri» della musica brasiliana, quelli degli anni 60 e 70, tropicalisti e altri?
Ho ascoltato molto i dischi di Caetano, di Gil quando ero adolescente, sono stati importanti nella mia formazione culturale, per la maniera di pensare il Brasile, quello che il Brasile rappresentava nel mondo. Credo che tutto quello che fu fatto dopo porti l’influenza di quel momento, ma allo stesso tempo il tropicalismo per me è una cosa datata, una cosa degli anni 60, che dipinse di un particolare significato socio-politico quell’epoca. Un movimento importante perché tutto ciò di cui tratta c’è da sempre: l’assorbimento di altre culture, l’antropofagia, sono elementi che appartengono alla cultura brasiliana, ancor prima del modernismo o di Chiquinha Gonzaga. La cultura brasiliana è dalla nascita una cultura dell’amalgama, del crossover, della mescolanza. Il tropicalismo è stato così importante perché in un momento in cui il Brasile era in una fase molto conservatrice, funzionò come un riflettore che illuminava una cosa già esistente. L’eredità che ha lasciato consiste proprio in questa maniera di vedere la musica, la cultura.

Tu sei baiano, e collabori con formazioni come i Baiana System. La scena a Bahia sembra un po’ ferma dopo il grande exploit commerciale dell’axè, tu come vedi la situazione, cosa si muove?
Penso che ci sia molto lavoro a Salvador, con i Baiana System, l’Orquestra Rumpilezz di Letieres Leite, i Retrofoguetes, Gilberto Monte che è un produttore di là. L’axè è stato un fenomeno molto forte, non ha permesso che sorgessero altre cose, quindi questa generazione, dei Baiana System e gli altri, è molto importante perché ha creato una nuova forma musicale, parallela all’axè, che ogni volta accresce il suo pubblico e che riesce a prendere quella deformazione locale, ritmica e portarla in un’altra direzione, un’evoluzione di quanto stava succedendo in città.

Il Brasile è cambiato molto negli ultimi anni: le presidenze del PT (Partido dos Trabalhadores), la grande crescita economica, Gilberto Gil ministro della cultura, ma per i musicisti è cambiato qualcosa, anche riguardo agli annosi problemi con la Ecad (la Siae brasiliana) e i diritti d’autore?
Nel ministero di Gil e poi in quello di Juca Ferreira ci sono stati molti progressi in questo campo, nel ripensare le questioni dei diritti d’autore, della cultura digitale, della condivisione dei contenuti musicali. Erano temi che non esistevano in ambito istituzionale fino ad allora, ma con la fine del ministero di Ferreira è tornato tutto indietro. Adesso con Marta Suplicy (PT) si prova a riaprire le discussioni aperte da Juca Ferreira. C’è molto fermento nei musicisti attorno a questi temi, ma è ancora una situazione da definire.


Cosa pensi del download gratuito? Romulo Froes disse che permette una grande libertà di espressione artistica, ovvero una grande opportunità, tu stesso lavori come indipendente, qual è la tua opinione?
Io non ne faccio una bandiera, come se esistesse una sola strada. In concreto, mi sono accorto che se la divulgazione del mio lavoro dipendesse solo dalla vendita dei dischi, si farebbe molto poco, il paese è molto grande e le persone non comprano più cd. È molto difficile in una terra di queste dimensioni arrivare ovunque, attraverso il web invece è possibile, per questo io rendo disponibili i miei lavori. Costa molto registrare gli album, renderli scaricabili gratis non mi rende felice, ma in termini commerciali è preferibile che il mio lavoro si diffonda il più possibile, così faccio concerti. Certo, se li potessi vendere potrei pagare meglio chi ci lavora, c’è tanto lavoro dietro ogni produzione, e sono impegnate molte persone. La mia etichetta in Europa, la londinese Mais Um Discos, è totalmente contraria, perché sta investendo molto, dunque qui non i miei non possono essere scaricati gratuitamente. Non faccio del free download una bandiera, perché penso che per ognuno sia più o meno importante, o lo sia in un particolare momento, ma sicuramente non è un dogma che tutti devono o non devono seguire.

Suonare in Europa: com’è il pubblico, l’attenzione è differente?
Molto, ma ci sono differenze anche fra gli europei. Quanto più si è nel sud più ci si sente più vicini al pubblico brasiliano; a Nord il pubblico diventa caloroso giusto alla fine del concerto, ma d’altro canto quando per esempio suoni in Svezia c’è un silenzio che personalmente mi emoziona molto, perché è una cosa molto rara in Brasile, tu che canti e nessuno che canta o parla o fa il tifo.. mi piace molto il silenzio perché soprattutto nelle canzoni lente, è molto emozionante sentire la voce che vi si spande.

«Sem nostalgia», un disco audace e molto ben riuscito, un disco di voce e chitarra che va oltre il voz-e-violao di Joao Gilberto.
Sognavo di fare un disco voce e chitarra, un formato classico della musica brasiliana, da molti anni, ma non volevo fare un disco come Joao Gilberto, Caetano, Gil perché l’avevano già fatto loro molto bene, non avevo niente da poter aggiungere. Ci ho pensato per anni finché poco per volta non ho trovato soluzioni per fare musiche che, pur essendo solo voce e chitarra suonassero diverse, e man mano che le trovavo prendevo coraggio per farlo davvero, questo Sem nostalgia. L’idea era proprio questa, che la gente non sapesse che era una registrazione solo con voce e chitarra, ma che pensasse ci fosse un gruppo, batteria, chitarra, basso. C’era la volontà di decostruire una tradizione che per 50 anni in Brasile si era conservata immutata, tutti registravano dischi così allo stesso modo. È stata una maniera di omaggiare una tradizione e allo stesso tempo rompere con essa.

Che musica ascolti, cosa suggeriresti?
Ascolto tutti i tipi di musica, vecchia, nuova, che non si trova in disco, che scarico da internet. Sono tornato ad ascoltare i quartetti d’archi di Ravel e Debussy, due capolavori, bellissimi, molto moderni. C’è una formazione incredibile di soli fiati e batteria di Chicago che si chiama Hypnotic brass ensemble, che per anni ha suonato per strada, in metro finché non è stata scoperta. C’è l’orchestra Rumpilezz del maestro Letieres Leite di Salvador, che prende la liturgia ritmica dei tamburi del candomblè e vi colloca 16 fiati, un lavoro di altissimo livello …se avessi il computer qui ti farei vedere…

mercoledì 20 aprile 2016

Pipoca moderna, il risveglio di Bahia

Con l’infiammarsi della protesta sociale nelle piazze brasiliane, anche i suoni di Salvador tornano a sollecitare le coscienze come ai tempi della dittatura militare. L’esempio del festival ideato e diretto dalla cantante Marcia Castro
marcia bahia
Così la musica indipendente della “Roma Negra” ritrova l’impegno
A giugno dell’anno scorso quando dal Brasile arrivarono le immagini delle proteste contro l’aumento dei prezzi dei mezzi pubblici, alcuni organi di stampa internazionali indicarono negli strati più poveri della società brasiliana i responsabili dei
disordini. In realtà, dopo analisi più attente si è scoperto che quelli che urlavano davanti alle porte dei palazzi del potere, non erano gli abitanti delle favelas. Era il ceto medio, stanco di un governo che sembra aver perso per strada la fiducia e l’appoggio dell’elettorato di cui godeva Lula. Le contestazioni cominciate con l’inaugurazione della Confederation Cup a quasi un anno di distanza si sono moltiplicate a macchia di olio. Complici gli enormi sprechi che hanno caratterizzato l’organizzazione dei Mondiali di calcio e altri scandali che hanno visto implicate alte personalità del Partito dei Lavoratori (il partito che guida il governo), complici i forti squilibri e la violenza nelle strade che è arrivata a livelli sconcertanti, la paura di una recessione e la mancanza di fiducia nelle istituzioni diventano sempre più evidenti.
In questo clima di protesta, Salvador capitale dello stato di Bahia sta riscoprendo un impegno politico che non si avvertiva dagli anni della dittatura. Un ruolo importante lo stanno svolgendo i vari blog, che fanno da tam-tam per l’organizzazione delle
contestazioni, a favore delle quali si sono apertamente schierati molti artisti. Ma anche la scena della musica indipendente è attivissima: la presa di coscienza collettiva ha creato il giusto contesto per uscire allo scoperto.

POP CORN IMPAZZITI
Uno dei grandi appuntamenti che ha caratterizzato questa prima parte dell’anno è stata «Pipoca Moderna». Festival arrivato alla sua terza edizione, e organizzato da Marcia Castro, una delle protagoniste della musica baiana di questi ultimi anni. Il nome della manifestazione prende spunto dalla folla, che imitando il pop corn (pipoca) danza fuori dalle corde che delimitano i blocchi. In alcuni casi la scelta può essere ideologica, ma nella maggioranza dei casi è a causa di questioni economiche: il costo degli abadà, le magliette che consentono l’accesso ai blocchi e ai trio elettrici è spesso inaccessibile per gran parte dei soteropolitani, (nome con il quale vengono chiamati gli abitanti di Salvador, dal nome reco della città, Soteropolis). I pipoqueiros, che come pop corn impazziti agitano le code dei blocchi, rappresentano il vero carnevale di
strada baiano, o ciò che rimane delle sue origini popolari.
Ed è proprio da qui che parte l’idea di Marcia Castro; riportare il carnevale di Salvador a uno spirito più autentico, sostenendo proposte che non gravitano nel solito circuito locale. In sole tre edizioni, la cantante ha messo in piedi un festival di primordine nel quale a turno transitano i nomi migliori del panorama musicale brasiliano. L’appuntamento quest’anno si è svolto presso il Clube Fantoches da Euterpe, uno dei club di ballo più antichi di Salvador. Suddiviso in tre serate, il festival ha aperto, quasi in concomitanza con la festa consacrata alla divinità afrobrasiliana che protegge Bahia, Yemanjà, alla quale è stato dedicato l’intero show. Marcia Castro insieme a Mariana Aydar, Sandra de Sa e Mariene de Castro, hanno duettato tra marchinhas di carnevale, samba tradizionali in onore della dea marina, e canzoni dei rispettivi songbook.
Nel secondo appuntamento, il clou dell’intero festival, si sono alternati sul palco Otto, Iara Rennò, Caetano Veloso e Ney Matogrosso. L’inedito duetto tra questi ultimi due rimane uno dei momenti più emozionanti nel panorama musicale di una città, dove purtroppo è sempre stato difficile proporre cose non in linea con le leggi dell’industria del divertimento.
La serata di chiusura, ribattezzata A Noite das Mulheres Super Poderosas, «la notte delle superdonne», ha riunito la rockeira Karina Buhr, la Beyoncè del Parà Gaby Amarantos e l’ex voce dei Novos Baianos, Baby do Brasil, in uno show pre-carnevalesco d’altri tempi. Sorpresa dell’ultimo minuto, è stata la partecipazione della regina della musica axè, Daniela Mercury, la cui presenza ha ribadito ancora una volta il concetto che la musica brasiliana non è snob, né alta, né bassa, e spesso non ama marcare divisioni tra i generi con la squadra e il righello. In questa visione orizzontale della musica i brasiliani sono sempre stati coerenti. In nessuna altra parte del mondo i crossover o le misture sono veramente tali come in Brasile. Lo scrittore e antropologo Darcy Ribeiro ci aveva visto lungo, e prima di lui Gilberto Freyre, che sulla miscela tra razze e culture in Brasile ha scritto libri su libri.

STUDENTI MODELLO
Progetti come «Pipoca Moderna» sono la prova che divertirsi a Salvador non vuol dire per forza ignorare la realtà. La gran parte delle persone che frequentano queste serate sono quegli studenti che si interrogano sul futuro del paese. Stanchi di sentirsi dire che il Brasile è il paese ricco di cui tutti parlano, fanno notare come in realtà la ricchezza a cui si riferiscono gli economisti sia vera solo nei numeri, e come questa venga mal distribuita.
Marcia Castro, che vive tra Sao Paulo e Salvador, durante un’intervista rilasciata qualche mese prima dell’inizio delle proteste, già criticava lo stato in cui si trovava in particolare l’istruzione pubblica brasiliana: «È la priorità per un popolo che non ha ancora pienamente coscienza delle proprie possibilità e soprattutto dei propri diritti»; gli stessi temi delle proteste di piazza.
Grazie a progetti come «Invasao Baiana», festival che quest’anno si è svolto a Brasilia, e alla nascita di piccole e coraggiose etichette indipendenti come la Garimpo Musica, Salvador riallaccia un discorso che si era interrotto agli inizi degli anni ‘80, quando per ragioni puramente economiche l’industria musicale baiana scelse di investire tutto sulla nuova musica del carnevale: l’axè. Attualmente la scena indipendente  soteropolitana, grazie anche soprattutto alle possibilità che offre la rete e a una intensa attività live, è riuscita a costruirsi un circuito proprio. Ogni fine settimana si può assistere a concerti di musicisti che vengono da tutto il paese per collaborare con bande come i Baiana System, che mischiano il dub alla chitarra baiana (lo strumento-simbolo del carnevale di Salvador). Anche le le esibizioni dell’Orkestra Rumpilezz del maestro Letieres Leite, che
utilizza ritmiche del candomblè, il culto afrobaiano per eccellenza, e una sezione fiati in stile big band, sono state molto apprezzate. Il country surf dei Retrofoguetes, e il jazz-cabaret di Manuela Rodrigues, condividono gli stessi spazi con il samba di Mariene de Castro, nuova stella del samba de raiz, il samba «delle radici». Il pop sperimentale di Lucas Santtana, chitarrista che l’etichetta inglese Mais um discos distribuisce qui in Europa. E l’hip hop conscious del trio degli Opanijè danno l’idea di una città connessa con il mondo.
baiana system
A Bahia (molto più che da altre parti), i generi e gli stili musicali si sono sempre mischiati l’uno all’altro senza gerarchie o distinzioni particolari. In un certo senso questo dà alla sua musica un sapore di assoluta spontaneità, distante da qualunque intellettualismo fine a se stesso. Le citazioni colte e quelle popolari si legano le une alle altre, senza inibizioni o complessi. Per questa ragione, nel caso di Salvador è praticamente impossibile riconoscere una scena dove tutti condividano la stessa estetica musicale. Se proprio si vuole cercare un filo conduttore, potremmo trovarlo in quel gusto per il sacro mischiato al profano, che ha molto a che vedere con la cultura della città. Oppure è semplicemente l’eredità di quella antropofagia che animava il tropicalismo di Tom Zè, Gil, Caetano e compagni, che torna a farsi sentire dopo tanti anni.

TORNA LA BIENNALE
I segnali che anche la cosiddetta «Roma Negra» (nome dato a Salvador da Mae Aninha, sacerdotessa di origine Yoruba che fondò all’inizio del secolo scorso uno dei terreiros più antichi della città) stia riguadagnando il rispetto della scena culturale del paese ci sono tutti. La prossima estate, dopo ben 46 anni, Bahia si riprende la sua biennale. Non accadeva dal 1968, anno in cui la seconda edizione fu chiusa dai militari. Ora non resta che aspettare i prossimi mesi per vedere cosa succederà sul palcoscenico dei Mondiali di calcio. Con il suo stadio nuovo di zecca, orgogliosamente consegnato in anticipo rispetto ai tempi previsti, Salvador è una delle sedi più importanti. Il governo ha già promesso leggi repressive durissime, mentre parte della società si organizza per cogliere l’occasione di attirare l’attenzione sui mille dubbi che “agitano” gran parte del paese. Anche qui a Salvador la coppa, oltre che negli stadi si giocherà anche in strada.

Roberto Lycke (pubblicato su Alias il 5 aprile 2014)

mercoledì 2 gennaio 2013

Toplist lusofonie 2012

I dischi dell'anno 2012, in ordine sparso, con menzioni speciali*

Felipe Cordeiro - Kitsch Pop Cult
Céu - Caravana Sereia Bloom
Lucas Santtana - O Deus que Devasta mas Também Cura
Curumin - Arrocha
Tom Zé - Tropicàlia Lixo Lògico *
Sambanzo - Etiopia
Trupe Cha de Boldo - Nava Manha
Siba - Avante *
Tulipa Ruiz - Tudo Tanto
Metà Metà - MetaL MetaL *
Marcia Castro - De Pés no Chao
Rodrigo Campos - Bahia Fantastica

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domenica 16 dicembre 2012

Speciale Lucas Santtana




Speciale su Lucas Santtana con l'intervista realizzata lo scorso 11 novembre al Teatro Odeon di Firenze con alcune musiche scelte per noi da Lucas

O deus que devasta mas tambem cura
Deixe o sol bater
Musico
Reclame 302
Ogodô anos 2000
Ela é Belem
Unluck - James Blake
Cira Regina e Nana
Amazing and wonderful - Peaking lights
Quartetto in fa maggiore - Maurice Ravel / Kodaly Quartet

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domenica 11 novembre 2012

9 novembre 2012


Los Sebosos Postizos - Minha teimosia, uma arma pra te conquistar
Metà Metà - Man feriman
Nina Becker e Marcelo Callado - Marco zero
Tulipa Ruiz - Cada voz
Songoro Consongo - 661
Lucas Santtana - Jogos madrugais
Metà Metà - Cobra rasteira
Stereolab - One note samba/Surfboard

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domenica 28 ottobre 2012

26 ottobre 2012

Os Sertoes - Galope rasante
Joao Bosco - Sonho de caramujo
Nina Becker e Marcelo Callado - Futuro
Amabis - Pena mais que perfeita
Joao Donato e Arnaldo Antunes - A bruxa de mentira
Tatà Aeroplano - Pergas correr
Lucas Santtana - Se pà ska S.P.
Minha pequena soundsystem - Te quero comigo
Joao Nogueira e Paulo César Pinheiro - O poder da criaçao
Cascabulho - Vovò Alaide

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martedì 19 giugno 2012

15 giugno 2012

Criolo - Lion man
Marcia Castro - Preta pretinha
Zelia Duncan - Corta jaca
O'questrada - Kekfoi
Lucas Santtana - Dia de furar ondas no mar
Marinés - A solidao
Siba - Ariana
Mauricio Pereira - Pra marte
Passo Torto - Sem titulo sem amor
Ramiro Musotto - Nordest beradeiro

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sabato 26 maggio 2012

25 maggio 2012

Lucas Santtana


Lucas Santtana Musico
Curumin Vestido de prata
Gaby Amarantos Ex mai love
Aìla Magalhaes e Dona Onete Proposta indecente
Joana Flor Me falta tem
Bande Dessinée Bande à parte
Walter Wanderley Os grilos
Juliana Perdigao Cada voz
Aìla Magalhaes Todo mundo nasce artista

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giovedì 15 marzo 2012

9 marzo 2012

E' morto a 34 anni Denilton Souza Cerqueira, il Negao degli Olodum, in una rapina durante lo sciopero della polizia a Bahia. E noi lo salutiamo con una puntata tutta baiana, aprendo con Revolta Olodum, ed era il 1987, visitando il nuovo Gal Costa e l'elettronica di Caetano, Carlinhos Brown d'annata con i Doces Barbaros. E ancora Lucas Santtana e il dio che devasta ma allo stesso tempo cura, l'orchestra magnifica di Letieres Leite, la guitarrada di Robertinho Barreto e i suoi Baiana System, il lavaggio della Chiesa di Irarà di Tom Zè, e ancora il grido nego degli Olodum.
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venerdì 9 marzo 2012

2 marzo 2012


Gesù bambino cantata da Chico per ricordare Lucio Dalla, poi una virata brusca alle porte dell'Amazzonia, la Beyoncé del Parà e la sua Xirley, e la fanzine kitsch del guitarreiro Felipe Cordeiro. Di nuovo in Europa con il portoghese Dead Combo, il nuovo Lucas Santtana e l'alluvione di Rio, il carnevale carioca con l'irriverente A.B.R.A., il Pernambuco vibrante di Siba che canta una ciranda in riva al mare, lo scherzo di Roberta Sà dalla penna di Moreno Veloso, il luogo dove la canzone nasce secondo Lenine e il mineiro Sergio Pereré.
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domenica 18 dicembre 2011

Revendo amigos, 16 novembre 2011


L'amico è Marco funkdrops che già non gradisce l'apertura di un Lucas Santtana d'annata alle prese con "nonno"...poi il serpente a sonagli di Antonio Adolfo, Tonio Crocco in salsa afrobeat, l'ineffabile Jards Macalè che ci offre il titolo della puntata, il romantismo di Tim Maia, Tony Bizarro, Curumin guerreiro, Gal 1969 alle prese con Jorge Ben...e Luiz Bonfà che non ce la fa a entrare!
                                               
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